TraduzioniCategoria: LatinoLucano – Pharsalia – 1. 41-80.
Vale ha chiesto 3 mesi fa

His, Caesar, Perusina fames Mutinaeque labores
accedant fatis et quas premit aspera classes
Leucas et ardenti servilia bella sub Aetna:
multum Roma tamen debet civilibus armis,
quod tibi res acta est. Te, cum statione peracta
astra petes serus, praelati regia caeli
excipiet, gaudente polo, seu sceptra tenere,
seu te flammigeros Phoebi conscendere currus,
telluremque nihil mutato sole timentem
igne vago lustrare iuvet, tibi numine ab omni
cedetur, iurisque tui natura relinquet,
quis deus esse velis, ubi regnum ponere mundi.
Sed neque in Arctoo sedem tibi legeris orbe,
nec polus aversi calidus qua vergitur Austri,
unde tuam videas obliquo sidere Romam.
Aetheris immensi partem si presseris unam,
sentiet axis onus. Librati pondera caeli
orbe tene medio; pars aetheris illa sereni
tota vacet, nullaeque obstent a Caesare nubes.
Tum genus humanum positis sibi consulat armis,
inque vicem gens omnis amet; pax missa per orbem
ferrea belligeri compescat limina Iani.
Sed mihi iam numen, nec, si te pectore vates
accipio, Cirrhaea velim secreta moventem
sollicitare deum Bacchumque avertere Nysa.
Tu satis ad vires Romana in carmina dandas.
Fert animus causas tantarum expromere rerum,
immensumque aperitur opus, quid in arma furentem
impulerit populum, quid pacem excusserit orbi.
invida fatorum series summisque negatum
stare diu nimioque graves sub pondere lapsus;
nec se Roma ferens. Sic, cum compage soluta,
saecula tot mundi suprema coëgerit hora,
antiquum repetens iterum chaos, omnia mixtis
sidera sideribus concurrent, ignea pontum
astra petent, tellus extendere litora nolet
excipietque fretum, fratri contraria Phoebe
ibit et obliquum bigas agitare per orbem
indignata diem poscet sibi, totaque discors
machina divulsi turbabit foedera mundi.

Lucano – Pharsalia – 1. 41-80.
1 Risposte
Rina ha risposto 3 mesi fa

A queste fatalità, o Cesare, si aggiungono la fame di Perugia
e le fatiche di Modena e le flotte che incalzano l’aspra
Leucade e le guerre di schiavi sotto l’Etna ardente:
tuttavia, Roma deve molto alle lotte civili,
poichè gli eventi sono avvenuti per te. Tu, quando, ultimato l’incarico,
ti dirigerai tra molto tempo verso gli astri, la reggia del cielo prescelto
ti accoglierà, mentre il firmamento gioirà; sia che ti piaccia tenere gli scettri,
sia salire sui carri fiammeggianti di Febo
e percorrere la terra per nulla intimorita dal sole mutato
per il fuoco vagante, a te ogni divinità
si arrenderà e a te la natura lascerà il diritto di scegliere
quale divinità tu voglia essere, dove porre il regno del mondo.
Ma, non scegliere per te una sede nella zona dell’Orsa
nè i lati opposti in cui il polo caldo dell’Austro si volge,
da dove potrai vedere la tua Roma con obliqua stella.
Se gravassi su una sola parte dell’immenso cielo,
l’asse risentirebbe del peso. Tieni i pesi del cielo
bilanciato con un’orbita mediana; quella parte del cielo sereno
sia totalmente sgombra e nessuna nube si frapponga dalla parte di Cesare.
Allora il genere umano, deposte le armi, provveda a se stesso,
e tutti i popoli si amino tra loro; la pace diffusa nel mondo
richiuda le porte di ferro del bellicoso Giano.
Ma tu per me sei già un Nume, né, se ti accolgo nel petto da poeta,
vorrei invocare il dio che rivela i segreti di Cirra,
nè trarre Bacco da Nisa.
Tu basti a dare vigore ai carmina romani.
L’animo porta a rivelare le cause di così grandi eventi
e si apre un’opera immensa, cosa abbia spinto il popolo
furente alle armi, cosa abbia provocato la pace nel mondo.
Avversa fu la successione dei fati e fu negato ai sommi
di stare a lungo e gravi furono sotto il peso eccessivo le cadute;
nè Roma si sostiene. Così, quando dissolta la compagine,
l’ora suprema avrà concluso i tanti secoli dell’universo,
ripetendo di nuovo l’antico caos, tutte le stelle
accoreranno con stelle miste, gli astri di fuoco
si dirigeranno verso il mare, la terra non vorrà estendere le rive
e agiterà il mare, Tebe andrà contraria al fratello
e indignata a guidare le bighe per l’orbita obliqua
chiederà per sé il giorno, e tutta discorde
la macchina turberà i patti dell’universo lacerato.

Risposta perLucano – Pharsalia – 1. 41-80.