TraduzioniCategoria: LatinoSvetonio – De vita Caesarum – Divus Iulius – IX
Rina ha chiesto 4 anni fa

Nec eo setius maiora mox in urbe molitus est: siquidem ante paucos dies quam aedilitatem iniret, venit in suspicionem conspirasse cum Marco Crasso consulari, item Publio Sulla et L. Autronio post designationem consulatus ambitus condemnatis, ut principio anni senatum adorirentur, et trucidatis quos placitum esset, dictaturam Crassus invaderet, ipse ab eo magister equitum diceretur constitutaque ad arbitrium re publica Sullae et Autronio consulatus restitueretur. Meminerunt huius coniurationis Tanusius Geminus in historia, Marcus Bibulus in edictis, C. Curio pater in orationibus. De hac significare videtur et Cicero, in quadam ad Azium epistula referens Caesarem in consulatu confirmasse regnum, de quo aedilis cogitarat. Tanusius adicit Crassum paenitentia vel metu diem caedi destinatum non obisse et idcirco ne Caesarem quidem signum, quod ab eo dari convenerat, dedisse; convenisse autem Curio ait, ut togam de umero deiceret. Idem Curio, sed et M. Actorius Naso auctores sunt conspirasse eum etiam cum Gnaeo Pisone adulescente, cui ob suspicionem urbanae coniurationis provincia Hispania ultro extra ordinem data sit; pactumque ut simul foris ille, ipse Romae ad res novas consurgerent, per Ambranos et Transpadanos; destitutum utriusque consilium morte Pisonis.

Svetonio – De vita Caesarum – Divus Iulius – IX
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Rina ha risposto 4 anni fa

Ciò nonostante presto ordì a Roma cose più grandi: difatti pochi giorni prima di intraprendere la carica di edile, destò il sospetto di aver cospirato con Marco Grasso ex-console, e nello stesso modo con Publio Silla e L. Autronio, condannati per broglio elettorale dopo la designazione al consolato; in quanto all’inizio dell’anno avrebbero assalito il senato e, dopo aver trucidato quelli che era desiderio (uccidere), Crasso si sarebbe impossessato della dittatura, egli stesso sarebbe stato nominato comandante dei cavalieri e, dopo aver organizzato la repubblica secondo il proprio arbitrio, avrebbe restituito il consolato a Silla e Autronio. Di questa congiura fanno menzione Tanusio Gemino in un opera storica, Marco Bibulo negli editti, C. Curio padre nei discorsi. A questa sembra alludere anche Cicerone in una certa lettera ad Assio, riferendo che Cesare durante il consolato avesse consolidato il potere assoluto, al quale da edile aveva (già) pensato. Tanusio aggiunge che Crasso, per pentimento o per paura, non si era presentato nel giorno destinato alla strage e che Cesare per questo non aveva dato neppure il segnale che aveva concordato essere dato da lui; Curione dice inoltre che si era stabilito che (Cesare) facesse cadere la toga dalla spalla. Lo stesso Curione, ma anche M. Actorio Nasone sono sostenitori che egli cospirò anche con il giovane Gneo Pisone, cui sarebbe stata assegnata spontaneamente in via eccezionale a causa del sospetto della congiura urbana la provincia di Spagna; e sarebbe stato concordato che nello stesso tempo quello (Pisone) fuori, lui stesso (Cesare) a Roma si levassero per un rivolgimento politico assieme agli Ambroni e ai Transpadani; l’intenzione di entrambi sarebbe stata accantonata per la morte di Pisone.

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