TraduzioniCategoria: LatinoSvetonio – De vita Caesarum – Galba- III
Rina ha chiesto 4 anni fa

Imagines et elogia universi generis exsequi longum est: familiae breviter attingam. Qui primus Sulpiciorum cognomen Galbae tulit, cur aut unde traxerit, ambigitur. Quidam putant, quod oppidum Hispaniae frustra diu oppugnatum inlitis demum galbano facibus succenderit; alii, quod in diuturna valitudine galbeo, id est remediis lana involutis, assidue uteretur: nonnulli, quod praepinguis fuerit visus, quem galbam Galli vocent; vel contra, quod tam exilis, quam sunt animalia quae in aesculis nascuntur appellanturque galbae. Familiam illustravit Servius Galba consularis, temporum suorum et eloquentissimus, quem tradunt Hispaniam ex praetura optinentem, triginta Lusitanorum milibus perfidia trucidatis, Viriathini belli causam exstitisse. Eius nepos ob repulsam consulatus infensus Iulio Caesari, cuius legatus in Gallia fuerat, conspiravit cum Cassio et Bruto, propter quod Pedia lege damnatus est. Ab hoc sunt imperatoris Galbae avus ac pater: avus clarior studiis quam dignitate (non enim egressus praeturae gradum) multiplicem nec incuriosam historiam edidit; pater consulatu functus, quamquam brevi corpore, atque etiam gibber, modicaeque in dicendo facultatis, causas industrie actitavit. Uxores habuit Mummiam Achaiam, neptem Catuli proneptemque L. Mummi, qui Corinthum excidit; item Liviam Ocellinam ditem admodum et pulchram, a qua tamen nobilitatis causa appetitus ultro existimatur, et aliquando enixius post quam subinde instantis vitium corporis secreto posita veste detexit, ne quasi ignaram fallere videretur. Ex Achaica liberos Gaium et Servium procreavit, quorum maior Gaius attritis facultatibus urbe cessit, prohibitusque a Tiberio sortiri anno suo proconsulatum voluntaria morte obiit.

Svetonio – De vita Caesarum – Galba- III
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Rina ha risposto 4 anni fa

Sarebbe lungo descrivere i ritratti e gli elogi di tutta la stirpe: mi occuperò brevemente della famiglia. Chi per primo tra i Sulpici portò il cognome di Galba, il perché o da dove derivò, è incerto. Alcuni pensano per aver incendiato finalmente, con delle fiaccole spalmate con il galbano, una città della Spagna a lungo invano assediata; altri per aver usato assiduamente durante una lunga malattia il galbeo, che è un medicamento avvolto nella lana; alcuni perché ebbe una faccia molto grassa che i Galli chiamano galba; o al contrario perché era talmente magro come sono degli animali che nascono nelle querce e che sono chiamati galbe.  Diede lustro alla famiglia Servio Galba ex console, l’oratore più famoso dei suoi tempi, di cui raccontano che ottenuta la Spagna dopo la pretura, dopo che furono trucidati con l’inganno trentamila lusitani, fosse la causa della rivolta di Viriato. Un suo nipote, per il rifiuto del consolato, (divenuto) ostile a Giulio Cesare, di cui era stato luogotenente in Gallia, cospirò con Cassio e Bruto e perciò fu condannato a causa della legge Pedia. Da questo discendono il nonno e il padre dell’imperatore Galba; il nonno, più famoso per gli studi che per dignità (infatti non andò oltre il grado della pretura), pubblicò un’opera storica complessa e curata; il padre, assunto il consolato, sebbene di bassa statura ed anche gobbo e di mediocre facoltà oratoria, esercitò attivamente la carica di avvocato. Ebbe come mogli: Mummia Acaica, nipote di Catulo e pronipote di Lucio Mummio, colui che distrusse Corinto, ed inoltre Livia Ocellina molto ricca e bella, da cui tuttavia si ritiene che spontaneamente fosse desiderato a causa della nobiltà e anche più intensamente, dopo che poi poiché egli insisteva, deposta la veste in privato rivelò la deformità del corpo, affinché non sembrasse di ingannarla come se fosse all’oscuro di tutto. Da Acaica ebbe come figli Gaio e Servio, di cui il maggiore Gaio lasciò Roma dopo che furono sperperati gli averi e poiché gli era stato proibito da Tiberio di concorrere al proconsolato nel suo anno di diritto, morì di morte volontaria.

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