TraduzioniCategoria: LatinoSvetonio – De vita Caesarum – Nero – II
Rina ha chiesto 3 anni fa

Ut igitur paulo altius repetam, atavus eius Cn. Domitius in tribunatu pontificibus offensior, quod alium quam se in patris sui locum cooptassent, ius sacerdotum subrogandorum a collegiis ad populum transtulit, at in consulatu Allobrogibus Arvernisque superatis elephanto per provinciam vectus est turba militum quasi inter sollemnia triumphi prosequente. In hunc dixit Licinius Crassus orator non esse mirandum, quod aeneam barbam haberet, cui os ferreum, cor plumbeum esset. Huius filius praetor C. Caesarem abeuntem consulatu, quem adversus auspicia legesque gessisse existimabatur, ad disquisitionem senatus vocavit; mox consul imperatorem ab exercitibus Gallicis retrahere temptavit successorque ei per factionem nominatus principio civilis belli ad Corfinium captus est. Unde dimissus Massiliensis obsidione laborantis cum adventu suo confirmasset, repente destituit acieque demum Pharsalica occubuit; vir neque satis constans et ingenio truci in desperatione rerum mortem timore appetitam ita expavit, ut haustum venenum paenitentia evomuerit medicumque manumiserit, quod sibi prudens ac sciens minus noxium temperassent. Consultante autem Cn. Pompeio de mediis ac neutram partem sequentibus solus censuit hostium numero habendos.

Svetonio – De vita Caesarum – Nero – II
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Rina ha risposto 3 anni fa

Dunque per ritornare un po’ più indietro, il suo trisavolo Cneo Domizio, alquanto ostile ai pontefici nella carica del tribunato, poiché avevano scelto un altro rispetto a lui al posto di suo padre, trasferì il diritto di sostituzione dei sacerdoti dai collegi al popolo; d’altra parte, durante il consolato, vinti gli Allobrogi e gli Averni, fu portato da un elefante attraverso la provincia mentre una schiera di soldati lo seguiva quasi come durante le celebrazioni di un trionfo. Riguardo a questo l’oratore Licinio Crasso disse che non c’era da meravigliarsi che avesse una barba di rame: egli aveva (anche) una faccia di ferro e un cuore di piombo. Suo figlio, da pretore, convocò davanti ad un’inchiesta del senato Caio Cesare, console uscente, che si riteneva aver operato contro gli auspici e le leggi; poi, da console, tentò di sottrargli la carica di comandante degli eserciti in Gallia e nominato suo successore dal gruppo che lo sosteneva fu catturato all’inizio della guerra civile nei pressi di Corfinio. Liberato da questo luogo, poiché i Marsigliesi soffrivano a causa dell’assedio, avendoli rinvigoriti con il suo arrivo, repentinamente li abbandonò e infine morì nella battaglia di Farsalo. Uomo abbastanza instabile e dall’ingegno crudele, durante un momento di disperazione degli eventi, desiderata la morte per paura, si spaventò così tanto che preso dal pentimento vomitò il veleno e affrancò il medico, poiché, prudente e consapevole, gliel’aveva preparato meno nocivo. D’altronde, quando Cneo Pompeo chiedeva consiglio circa i moderati che seguivano la fazione neutra, da solo ritenne che dovevano essere considerati alla stregua dei nemici.

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